cropped-cropped-Screenshot-2023-08-24-at-23-52-30-Wix-Logo-Maker.png
AZIENDA SERVIZI SOCIALI, FONDI PUBBLICI E RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALI: LE DOMANDE CHE ATTENDONO ANCORA RISPOST
La vicenda dell’Azienda Speciale Consortile Cava–Costa d’Amalfi non può più essere considerata una semplice questione amministrativa interna ai Comuni dell’Ambito S2. Le recenti decisioni assunte dal Consiglio Comunale di Atrani, culminate nell’annullamento in autotutela della deliberazione di adesione all’Azienda, aprono infatti interrogativi che investono direttamente il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e la legittimità degli assetti organizzativi destinati a gestirle. La questione assume oggi una rilevanza ancora maggiore alla luce dei finanziamenti pubblici destinati all’Azienda, sia attraverso risorse regionali che ministeriali. Risorse che non appartengono a un ente astratto, ma derivano dai trasferimenti destinati ai territori, ai Comuni e ai cittadini dell’Ambito. Tra questi vi è anche il Comune di Atrani. Ed è proprio qui che emerge una prima evidente criticità. Se il Comune di Atrani ha formalmente annullato la propria adesione all’ASCCCA e ritiene che gli atti costitutivi non siano efficaci nei propri confronti, appare legittimo domandarsi come possano essere utilizzate anche risorse riferibili alla popolazione di Atrani all’interno di una struttura che il Consiglio Comunale ha espressamente contestato e dalla quale ha dichiarato di voler prendere le distanze. La questione non riguarda soltanto il piano formale. Se le risorse attribuite all’Ambito vengono trasferite all’Azienda, ma il Comune di Atrani non partecipa alla governance della stessa secondo il modello contestato dal proprio Consiglio Comunale, si pone il tema della tutela delle risorse destinate ai cittadini atranesi e del possibile pregiudizio economico che potrebbe derivarne. In altre parole: è possibile che una quota di finanziamenti destinati anche alla comunità di Atrani venga gestita da un soggetto che il Comune non riconosce come proprio ente strumentale? Ma vi è un secondo profilo, ancora più delicato. L’intero modello dell’Azienda Speciale Consortile si fonda sul presupposto di essere un organismo pubblico sottoposto al cosiddetto "controllo analogo", ossia a quel controllo effettivo che gli enti soci devono esercitare sulle scelte strategiche, organizzative ed economiche dell’ente. Il controllo analogo non rappresenta un elemento accessorio o facoltativo. Costituisce il presupposto essenziale che distingue un ente realmente strumentale ai Comuni da una struttura dotata di autonomia tale da sfuggire al governo diretto degli enti pubblici. Per questa ragione le contestazioni formulate da Atrani sul sistema di governance e sul funzionamento degli organismi di controllo assumono una rilevanza che va ben oltre il singolo Comune. Se il controllo analogo non fosse effettivo, pienamente esercitabile e concretamente funzionante, sorgerebbe una domanda inevitabile: può un ente ricevere e gestire ingenti risorse pubbliche come se fosse un organismo pienamente controllato dagli enti locali quando proprio su quel controllo vengono sollevati dubbi formali e sostanziali? È una domanda che non riguarda soltanto Atrani. Riguarda la Regione Campania, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, gli organi di vigilanza e tutti i soggetti chiamati a verificare la corretta destinazione delle risorse pubbliche. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di riflessione. Sono in corso procedure finalizzate al potenziamento delle strutture amministrative che operano nel settore dei servizi sociali attraverso personale finanziato con risorse pubbliche statali. Anche in questo caso appare doveroso chiarire preventivamente quale sia il soggetto effettivamente destinatario di tali risorse umane, quale assetto organizzativo sia concretamente operativo e quali strumenti di controllo siano attivi per garantire che il personale finanziato venga inserito in una struttura pienamente legittimata e funzionale. Nessuno mette in discussione la necessità di rafforzare i servizi sociali. Nessuno mette in discussione la necessità di garantire assistenza alle fasce più fragili della popolazione. Ma proprio perché si tratta di risorse pubbliche e di servizi essenziali, ogni passaggio deve essere accompagnato dal massimo livello di trasparenza, certezza giuridica e controllo istituzionale. La tutela dei servizi sociali passa anche attraverso la tutela della legalità amministrativa. Ed è per questo che le domande sollevate da Atrani non possono essere archiviate come una semplice divergenza politica o amministrativa. Sono interrogativi che riguardano direttamente la corretta gestione di risorse pubbliche, il rispetto delle prerogative dei Comuni e la garanzia che ogni euro destinato ai cittadini venga amministrato da soggetti pienamente legittimati, adeguatamente organizzati e realmente sottoposti al controllo degli enti pubblici che ne sostengono l’attività.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *